Hic et Nunc… ma soprattutto Help.

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Immagine attuale: Bedroom with person sleeping in bed under blanket near window showing crescent moon and star

La domenica sera non è la fine di una giornata: è una minaccia

La domenica sera, per me, è un momento difficile.
Per usare un eufemismo.

È quel preciso istante in cui realizzo che domani è lunedì e ricomincia una nuova settimana… lavorativa.
Un trauma che si ripresenta con la puntualità di una scadenza: perché io DEVO lavorare, alla faccia dell’indipendenza o della realizzazione. Ne avrei di cose da fare che potrebbero farmi sentire più realizzata senza lavorare. Ah ah ah

Il grande piano: andare a letto presto (sulla carta)

Io, per principio, la sera prima — di qualsiasi giorno della settimana — mi rifiuto categoricamente di guardare l’agenda.
Preferisco vivere nell’incertezza, nell’ignoranza consapevole, nel “quello che non so non può farmi male”.

Peccato che il cervello non collabori.

Così inizio a fare pensieri completamente inutili e mi ripeto come un mantra: Hic et Nunc.
Funziona pochissimo. Anzi, direi che il mio cervello traduce direttamente in: “Sì, sì… però domani appena arrivata, così per gradire, hai la riunione di allineamento settimanale”.

Allineamento dei pianeti? No, dei pensieri catastrofici

Allineamento cosmico? No, dei miei pensieri catastrofici in modalità full optional.

Allineamento de che?
Dei pianeti?
Dei chakra aziendali?
Delle anime in pena?

Controllare il meteo come se cambiasse la tua vita (spoiler: no)

Poi parte il pensiero di secondo livello: cosa mi metto domani?
Che divisa sociale indosso per simulare entusiasmo e spirito collaborativo?

A quel punto controllo il meteo, così, giusto per sapere ufficialmente quale sarà il mio umore.
Perché sì, sono anche meteoropatica.
Se piove mi deprimo.
Se c’è il sole mi infastidisce l’ottimismo degli altri, ma li imito! O ci provo.

Da lì scivolo lentamente verso la convinzione di andare a dormire.
Le famose braccia di Morfeo, però, non mi abbracciano mai.
Devo aver fatto qualcosa anche a lui.

Tisana, musica zen e altre illusioni di controllo

Allora preparo una tisana con tutte le proprietà possibili: rilassante, drenante, ventre piatto, sonno profondo, equilibrio interiore.

Metto musica zen, luci soffuse e mi rigiro tra le coperte come un involtino in crisi.

Ore 5:30: fresca come un cadavere glamour

Mi convinco di aver dormito forse venti minuti in totale, in realtà sono molti di più ma il mio cervello non ha smetto di elaborare tutti i dati dei mesi precedenti.
Poi apro gli occhi ed è già mattina.

Sono le 5:30.
Io mi sento fresca come un maglione chiuso nella naftalina dal 2004, pronta per affrontare una fantastica giornata sociale fatta di call, caffè tiepidi – che non mi piacciono- e persone che scrivono “gentile reminder”.

Lunedì mattina: reality check definitivo

Ma il bello dell’inizio della mia giornata, inesorabile, appena entrata in ufficio con ancora lo zaino sulla spalla che non mi fa male, è ” hai 5 minuti per me?”. Ed inizia la seduta ….

“E tu, domani mattina, come ti sentirai quando suonerà la sveglia?”

Per approfondire senza andare in burnout

Per chi volesse approfondire il tema senza affidarsi esclusivamente a meme, tisane rilassanti e fughe immaginarie in Oman:

Christina Maslach, Burnout: The Cost of Caring, Englewood Cliffs (NJ), Prentice-Hall, 1982.